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Haiku sull'AI

In una frase: scrivi a mano un haiku sull'AI, poi fallo scrivere alla macchina, poi chiedi alla macchina di leggere i vostri.

Perché la faccio

Ha tre funzioni insieme. È la mia "matrioska":

  1. Esercizio di scrittura. Con le macchine interagiamo scrivendo. Se non sappiamo gestire il linguaggio, possiamo appendere le scarpe al chiodo.
  2. Fotografia della classe. La poesia ci connette emotivamente a quello che scriviamo: paure, speranze, ironia finiscono nel testo. È un brainstorming che non annoia.
  3. Primo incontro con i limiti del modello. La macchina scrive dieci haiku in un minuto, ma sbaglia le sillabe.

Cosa serve

  • Una lavagna condivisa con uno spazio per gli haiku umani e uno per quelli generati (colori diversi di post-it).
  • Una chatbot qualsiasi, anche senza account.

Passaggi

  1. Scrivi (10 min). Ognuno scrive almeno un haiku sull'AI, schema 5-7-5 sillabe, senza titolo, senza chatbot. Il tema: cosa pensi o senti dell'AI. Se qualcuno si blocca, lo aiuto a partire da una parola: "Mi fa paura? Bene. 'Intelligenza' sono già cinque sillabe."
  2. Leggi e vota (10 min). Leggiamo tutti gli haiku ad alta voce. Ognuno dà una stellina a quello che preferisce.
  3. Fallo scrivere alla macchina (10 min). Ognuno chiede alla chatbot un haiku sull'AI, e può dialogare per modificarlo. Gli haiku generati vanno sulla lavagna con un altro colore. Chi lavora in italiano controlla le sillabe.
  4. Confronta (10 min). Cosa notate? Di solito emerge: ci hanno messo metà del tempo e molta meno fatica, le sillabe sono spesso sbagliate, gli haiku generati sull'AI non sono quasi mai negativi verso l'AI, ricorrono alcune parole (il "silicio").
  5. Fai leggere alla macchina (15 min). In una nuova chat si incollano tutti gli haiku umani con la richiesta: "Leggi gli haiku e valuta la percezione dell'AI che raccontano." Confrontiamo le analisi: sono simili ma non identiche. Le confronto anche con la mia lettura da docente.

Debriefing

  • Siamo scarsi noi, o è brava la macchina? O tutte e due?
  • Perché le risposte alla stessa richiesta sono diverse tra voi?
  • Chi ha deciso che l'analisi avesse quella struttura (commento a ogni haiku, sintesi finale)? Il sistema. Quello che non decidiamo noi, lo decide lui.
  • Questa analisi corrisponde a quello che avete sentito leggendo gli haiku? Chi valida?

Cosa può andare storto

  • Qualcuno si blocca ("non sono creativo"). Il vincolo aiuta: sposta l'attenzione dal talento alla sfida. Anche 6-8-6 va bene.
  • La lavagna digitale su tablet è scomoda. Prevedere post-it di carta.
  • Il conteggio delle sillabe potrebbe diventare corretto con i modelli futuri. L'attività regge lo stesso: cambia l'osservazione, non la domanda.

Varianti

  • Università: un rap invece dell'haiku.
  • Incontro breve: "tre parole sull'AI" scritte a mano, statistica per tavolo.
  • Ripresa finale: a fine corso, un secondo haiku. Cosa è cambiato?

Cosa ho visto succedere

Alcuni versi scritti dai partecipanti (anonimi):

La paura è figlia dell'uomo e non della macchina.

The AI is as smart as the user using it. Let's get smarter.

La paura di non riconoscere più il reale dal generato.

In una classe la sintesi della macchina è stata: percezione "rivoluzionaria, potente e utile, ma da governare; né tecnofobia né tecnolatria". Per me tornava in parte. Tornava perché gli haiku li avevo letti prima, uno per uno.