M03 · Machine learning, lo schema a 6 caselle¶
Il dataset è la porzione di realtà da cui la macchina apprende.
Perché questo modulo¶
Quasi tutto quello che oggi chiamiamo AI (chatbot, raccomandazioni, riconoscimento facciale, traduzione) è machine learning. Se non hai chiaro come si crea un sistema di machine learning, vedi solo la punta dell'iceberg. E come per il Titanic, quello che ti affonda è sotto.
È anche il modulo che rende possibile tutto il resto. Al corso sugli agenti chi non ha chiara la differenza tra modello e applicazione non capisce niente. Per questo in aula lo dico chiaro: entro domani sera dovete sapere cos'è un modello, cos'è un'applicazione, cos'è un input, cos'è un output e cos'è un dataset. Se non succede, ho fallito io.
Obiettivi¶
Alla fine del modulo il partecipante:
- distingue intelligenza artificiale, machine learning, deep learning e chatbot (insiemi uno dentro l'altro);
- spiega a chiunque cos'è il machine learning: macchine che apprendono in modo automatico da esempi;
- descrive le due fasi (apprendimento e utilizzo) e sa che come utenti stiamo sempre nella seconda;
- nomina le 6 caselle dello schema e le applica a un sistema che non abbiamo visto in aula;
- sa che i modelli non imparano mentre li usiamo.
Concetti chiave¶
| Concetto | Come lo dico in aula | Stabilità |
|---|---|---|
| AI ⊃ ML ⊃ DL ⊃ chatbot | Un insieme gigante (l'AI, disciplina transdisciplinare) con dentro il machine learning, con dentro il deep learning, con dentro le chatbot | stabile |
| Machine learning | Apprendimento automatico, da esempi. Non devo più spiegare alla macchina come fare: le faccio vedere tanti esempi e impara | stabile |
| Deep learning | Machine learning con reti neurali artificiali in configurazioni complesse | stabile |
| Due fasi | Prima si impara (training), poi si usa (deploy, dopo il test). Sono sequenziali. Il marketing le mescola | stabile |
| Dataset | Gli esempi. La porzione di realtà da cui la macchina apprende. E tutto diventa numero | stabile |
| Algoritmo di apprendimento | La sequenza di calcoli che trova i pattern negli esempi. Algoritmo vuol dire solo "sequenza di operazioni": anche allacciarsi le scarpe è un algoritmo | stabile |
| Modello allenato | Uno o più file pieni di numeri che contengono ciò che la macchina ha imparato. Da solo non fa niente | stabile |
| Applicazione | Il "corpo" che permette di usare il modello. ChatGPT è un'app, GPT-x è il modello | stabile |
| Input | Dati nuovi, mai visti. Un sistema che sapesse rispondere solo a ciò che ha già visto non sarebbe intelligente | stabile |
| Output | Sempre una previsione (in termini tecnici: inferenza). Quindi sempre con un margine d'errore | stabile |
| GIGO | Garbage in, garbage out: esempi spazzatura, previsioni spazzatura | stabile |
Come lo conduco¶
1. Lo strumento definitivo (10 minuti)¶
Distribuisco un A4 a testa. Lo pieghiamo a metà, poi ancora a metà, poi portiamo le alette esterne dalla stessa parte: diventa un piccolo libretto. Lo chiamo "lo strumento definitivo" con tono solenne. Fa ridere, ed è il punto: abbassa la tensione prima di un argomento che molti temono.
Scheda completa: il foglietto.
2. Gli insiemi (15 minuti)¶
Sul primo lato disegniamo un insieme grande: AI. Prima di andare dentro, ricordo cosa c'è in quell'insieme: matematica, informatica, ma anche psicologia, filosofia, etica. Poi il sottoinsieme machine learning. Chiedo come si traduce. Qualcuno dice "addestramento automatico", qualcuno "apprendimento automatico". Mi fermo sul senso: macchine che apprendono. Faccio scrivere: da esempi.
Poi deep learning (reti neurali artificiali in configurazioni complesse) e chatbot. Li accenno e basta: i dettagli matematici non servono, e lo dico.
Da qui c'è un aggancio diretto al modulo sulla complessità: sopra un certo numero di nodi la rete neurale diventa complessa e non è più spiegabile.
3. Le due fasi (20 minuti)¶
Giriamo il foglio. Disegniamo una tabella di tre colonne e due righe, sfruttando le pieghe: in alto le caselle 1, 2, 3 (apprendimento), in basso 4, 5, 6 (utilizzo). Le alette servono a coprire e scoprire una fase alla volta.
Prima domanda alla classe: noi, nella vita, in quale fase stiamo? La risposta corretta (in basso, nell'utilizzo) di solito arriva, ma serve dirla ad alta voce. A meno che tu non lavori in OpenAI, Google o Anthropic, sei sempre lì.
Fase di apprendimento 1. Dataset: gli esempi. Chiedo: come li chiamiamo? Escono "dati", "training", poi "dataset". Poi la frase da scrivere e su cui riflettere: il dataset è la porzione di realtà da cui la macchina apprende. Porzione, perché qualcuno ha scelto cosa metterci dentro. Gli esempi diventano tutti numeri: i pixel sono numeri, i testi diventano numeri. 2. Hardware: disegniamo un computer con il mantello. È un supercomputer, e la canzone ce l'aveva già detto: senza matematica non va, e la matematica gira su macchine enormi. 3. Algoritmo di apprendimento e modello allenato: i calcoli che trovano i pattern negli esempi, e il file che ne esce.
Fase di utilizzo 4. Applicazione: disegniamo un tablet con un dito che lo tocca. Il modello è un cervello senza corpo, l'app è il corpo. 5. Input: dati nuovi, mai visti. 6. Output: una previsione.
4. L'analogia dello studente (10 minuti)¶
La uso dichiarando che serve a capire il processo, non ad antropomorfizzare la macchina.
L'insegnante di storia ti dice: studia la Rivoluzione francese da pagina 43 a 62. Quelle pagine sono il dataset. Il cervello è l'hardware. Il metodo di studio è l'algoritmo: c'è chi sottolinea, chi fa lo schema, chi si registra e si riascolta. Esistono tanti algoritmi di apprendimento perché esistono tanti metodi. Quello che ti resta in testa, una mappa di concetti collegati, è il modello allenato.
La differenza da sottolineare subito dopo: il cervello umano è plastico. Se sbagli 10 domande su 20 alla verifica, ripassi solo quelle. Un modello allenato no: per insegnargli qualcosa di nuovo bisogna rifare l'apprendimento. Per questo i modelli escono versione dopo versione, e ogni versione è diversa come lo sono dei fratelli.
5. Esempi d'uso (10 minuti)¶
- Google Maps: l'input è dove sei, dove vuoi andare, a che ora. L'output è la previsione del traffico. A volte ci prende, a volte no.
- Meteo: un tempo i fisici dell'atmosfera scrivevano equazioni lunghissime. Oggi quella formula la genera l'algoritmo a partire dagli esempi. È un cambiamento epistemologico enorme: si costruisce meno teoria e si imitano di più gli andamenti dei dati.
- La chatbot: le dai un input e lei prevede la risposta migliore.
6. Esercizio di trasferimento (25 minuti)¶
A gruppi, si applica lo schema a sistemi diversi. Scheda: schema a 6 caselle su altri sistemi.
- Raccomandazioni (Spotify, Netflix, YouTube): dataset = storico degli ascolti di tutti. Il sistema trova utenti simili e incrocia ciò che uno ha e l'altro no. È apprendimento non supervisionato.
- Speech-to-text (la dettatura sul telefono): dataset = registrazioni audio con la trascrizione corretta. È supervisionato. Se nel dataset non ci sono certi accenti, il sistema li riconosce peggio.
- Riconoscimento facciale (il quadratino nella fotocamera): dataset = immagini di volti, cioè pixel, cioè numeri. Il modello deve generalizzare: riconoscere tutti i volti, non solo quelli visti.
- Generazione di testo: dataset = un corpus mostruoso di testi. Il modello impara grammatica, sintassi, lingue, e gestisce numericamente i significati.
Chi fa tutto giusto vince una canzone personalizzata. Non è una battuta: la scrivo davvero.
7. Chiusura: modello ≠ applicazione (10 minuti)¶
Dove sta l'intelligenza in un'app di AI? Nel modello. Se togli il modello, l'app non è più intelligente.
Due conseguenze pratiche: - Quando qualcuno ti dice "uso ChatGPT", la domanda giusta è: con quale modello? - Quando un fornitore dice "te lo faccio io il modello, su misura per te", chiedi cosa intende. Allenare un modello costa: dati, calcolo, energia, competenze. Spesso si tratta di un modello esistente adattato. Va bene, ma va detto.
Frasi che uso¶
- "Il dataset è la porzione di realtà da cui la macchina apprende."
- "Noi siamo sempre nella fase di utilizzo."
- "Il modello allenato è un file pieno di numeri. Finché non lo metti da qualche parte, non fa male a nessuno."
- "Mentre lo usi, il modello non sta imparando."
- "Algoritmo vuol dire solo sequenza di operazioni. Anche la ricetta dei pancake."
Errori frequenti¶
Dei partecipanti - Pensare che la chatbot "impari da me" mentre ci parlo. È un'altra funzionalità (la memoria dell'app), non il modello che impara. Lo si chiarisce nel modulo funzionalità. - Confondere app e modello ("ChatGPT 5"). - Chiedere come si "traduce un video in numeri" troppo presto. Va bene parcheggiare la domanda: ci si arriva con i token.
Miei - Correre. Questo modulo regge tutto il resto: meglio sacrificare un esempio che lasciare dubbi sulle due fasi. - Rispondere alle domande sulle funzionalità (ricerca web, memoria) dentro questo modulo. Le parcheggio esplicitamente: "è un altro livello, ci arriviamo".
Punti critici e da verificare¶
- Semplificazione dichiarata: lo schema non distingue pre-training, fine-tuning e reinforcement learning. Per un pubblico tecnico va aggiunta una nota.
- I modelli non "degradano": un modello fermo non cambia. Cambiano il mondo (data drift) e le versioni che le aziende servono sotto lo stesso nome.
- Analogia del cane addestrato: efficace per dire "statistico, non deterministico", ma rischia di antropomorfizzare. Da usare con la stessa avvertenza dell'analogia dello studente.
Collegamenti¶
- Prima: M02 · Sogno ancestrale e storia
- Dopo: M04 · Complessità, M05 · Anatomia della chatbot
- Glossario: dataset, modello allenato, inferenza
- Schema: schema: sei-caselle